I social network costituiscono un pericolo per la nostra privacy, di cui noi siamo le vittime inconsapevoli, o dobbiamo fare una riflessione sull’utilizzo che ne facciamo? Partendo da argomenti di attualità in merito alla privacy sui social network – e su Facebook in particolare – indichiamo alcune semplici regole di comportamento.

Le recenti nuove modifiche alla privacy di Facebook fanno discutere: viene infatti concesso a determinati partner di entrare nel profilo utente acquisendo tutta una serie di informazioni personali che prima erano riservate.

Lo stesso sistema Real Time Search di Google – che consente di effettuare ricerche in tempo reale tra gli aggiornamenti di Facebook e Twitter – ha creato qualche dubbio sulla privacy. In questo caso, tuttavia, è possibile accedere esclusivamente a informazioni che gli stessi utenti hanno deciso di rendere pubbliche. Inoltre, mentre nel caso di Twitter il motore di ricerca può accedere ai contenuti dei singoli utenti, riguardo a Facebook vengono indicizzate solo le fan page, dal contenuto quindi istituzionale e non prettamente personale.

Forse qualcuno ricorda che già lo scorso dicembre erano state apportate delle modifiche alla privacy di Facebook. Da una parte si è consentito agli utenti di impostare per ogni singolo contenuto il livello desiderato di riservatezza, rendendolo visibile: a tutti, agli amici degli amici, ai soli amici o escludendo alcune determinate persone. Dall’altra, l’impostazione predefinita (nel caso in cui l’utente non scelga quindi impostazioni differenti) è la pubblicazione verso tutti dei vari contenuti: profilo, bacheca, foto, video, link…, indipendentemente dalle impostazioni fino ad allora scelte dall’utente. L’utente medio sembra non essersene neanche accorto (è evidente da un breve excursus tra i profili sul social network), probabilmente per non aver dato peso alla finestra pop-up con cui Facebook ha comunicato questi cambiamenti. Da allora non è più neanche possibile impostare la riservatezza per le pagine a cui si è iscritti e per la lista di amici: informazioni che a ragion di logica dovrebbero essere considerate personali. In quest’ultimo caso la modifica è stata effettuata dal social network togliendo l’impostazione di privacy prima consentita.

Da ultimo, le autorità di Svizzera e Germania contestano a Facebook la violazione della privacy, in quanto viene consentita la pubblicazione di foto e indirizzi email di persone non iscritte al social network. Si chiede quindi un chiarimento dai responsabili di Facebook in merito al sistema che permette di caricare foto e video dove vengono ritratte persone che non hanno dato la loro autorizzazione. In conformità alla legge svizzera, infatti, Facebook dovrebbe richiedere l’espresso consenso di tutte le persone ritratte, prima di autorizzare la pubblicazione.

Ricordiamo anche la sentenza italiana che ha recentemente condannato Google per non aver impedito la diffusione del video lesivo della dignità dei bambini down, rimasto per diverso tempo tra i più cliccati di Youtube: i giudici hanno ritenuto che i trattamenti dei dati personali effettuati su server collocati all’estero e sotto la responsabilità di Google Inc. e, dunque, di un soggetto di diritto straniero, ricadano nell’ambito di applicazione della disciplina italiana sulla privacy.

Dobbiamo allora ritenere i social network un pericolo per la nostra privacy e considerarci vittime del sistema oppure occorre anche fare una riflessione sull’utilizzo che ne facciamo?

C’è da dire che i social network sono stati concepiti nell’ambito della società statunitense, dove le imprese web si sviluppano offrendo agli utenti servizi gratuiti in cambio di informazioni personali da utilizzare a fini commerciali. Per il web non funziona infatti la logica del pagamento diretto del servizio, tranne che in alcuni limitati casi.

I social network non devono essere demonizzati in quanto hanno portato un cambiamento, oserei dire rivoluzionario, nel modo di stringere e mantenere relazioni sia a livello personale che istituzionale, con esiti prevalentemente positivi. Nel momento in cui ci si approccia al web, occorre però essere consapevoli delle logiche sottostanti ed utilizzare il buon senso per comprendere i limiti di utilizzo e di pubblicazione dei dati.

Possiamo quindi riassumere alcune semplici regole – reperibili sul regolamento di Facebook e sulla rete in generale, oltre che per la maggior parte di buon senso – che l’utente tende a ignorare:

–    bisogna tener presente che qualsiasi contenuto pubblicato può permanere sulla rete anche dopo la cancellazione dello stesso da parte di chi lo ha inserito: potrebbe infatti essere stato prelevato e diffuso da altri;

–    non si dovrebbero pubblicare contenuti che non mostreremmo nella nostra vita reale, perché dietro lo schermo ci sono le persone reali: molti utenti pubblicano invece sui social network molte più informazioni di quelle che abbiano mai voluto fornire ad altri in precedenza;

–    prima di pubblicare contenuti riguardanti altre persone ci dovremmo preoccupare di chiedere il loro consenso oppure di oscurarle per non ledere il loro diritto alla privacy – che nel nostro ordinamento esiste e noi dobbiamo essere i primi a rispettarlo – oltre che per buona educazione e rispetto altrui;

–    non bisogna dimenticare di impostare i livelli di privacy per ogni singolo contenuto, tenendo comunque presente che le persone a cui consentiamo l’accesso potrebbero diffonderlo ulteriormente;

–    quando utilizziamo le applicazioni (giochi, test, ecc.) ne consentiamo l’accesso al nostro profilo e queste possono venire a conoscenza delle nostre informazioni personali;

–    ricordiamoci che anche le pagine e i gruppi a cui siamo iscritti parlano di noi: non iscriviamoci solo perché ci piace il nome, ma verifichiamone e monitoriamone i contenuti;

–    non accettiamo indistintamente l’amicizia di sconosciuti: se desideriamo includerli tra i nostri amici, verifichiamo chi sono e impostiamo eventualmente dei livelli di privacy adeguati;

–    seguiamo i bambini e gli adolescenti nel loro approccio alla rete e forniamogli tutte le informazioni necessarie per comprenderne i meccanismi.

di Annalisa Collacciani

SI.net, tramite il suo profilo su Twitter e all’interno della pagina su Facebook Laboratorio di innovazione per le PA, riporta puntualmente articoli e interventi relativi alle problematiche sulla privacy e alla comunicazione web 2.0.

Per informazioni in merito alla tutela della privacy online o all’utilizzo dei social network per la comunicazione istituzionale è possibile scrivere a: sinet@sinetinformatica.it, o telefonare al numero unico servizio clienti: 0331-576848