Mai come ora si è parlato a livello globale di lavoro agile (o smart working): della possibilità quindi per il dipendente, pubblico o privato, di lavorare in un luogo che non sia necessariamente l’azienda ed eventualmente in orari flessibili. Si trattatta di un approccio al lavoro dove ad assumere rilievo è il raggiungimento dei risultati prefissati.

 

DPCM 1° marzo 2020 e lavoro agile

In Italia il DPCM pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 1° marzo contenente ulteriori disposizioni attuative del Decreto Legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, estende la possibilità di ricorrere al lavoro agile con procedura semplificata a tutta la durata dello stato di emergenza sanitaria, che la Delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio stabilisce di sei mesi.

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 1 marzo 2020 all’articolo 4 fa riferimento alle disposizioni legate al lavoro agile o smart working, quale strumento offerto ad aziende e dipendenti per continuare a svolgere la propria attività nell’ambito dell’emergenza coronavirus, prevedendo anche una deroga alla necessità degli accordi individuali ivi previsti. Rispetto a quanto scritto nel DPCM del 23 febbraio che fissava in via provvisoria al 15 marzo 2020 il termine ultimo per l’adozione di questa modalità, la scadenza è stata spostata molto più avanti facendo riferimento alla suddetta Delibera del 31 gennaio:

la modalità di lavoro agile disciplinata dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81, può essere applicata, per la durata dello stato di emergenza di cui alla deliberazione del Consiglio dei Ministri 31 gennaio 2020, dai datori di lavoro a ogni rapporto di lavoro subordinato, nel rispetto dei principi dettati dalle menzionate disposizioni, anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti. Gli obblighi di informativa di cui all’art. 22 della legge 22 maggio 2017, n. 81, sono assolti in via telematica anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito dell’Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro.

DPCM 4 marzo 2020

La suddetta disposizione è stata confermata nel DPCM del 4 marzo 2020 all’art. 1 (Misure per il contrasto e il contenimento sull’intero territorio nazionale del diffondersi del virus COVID-19) al punto n).

Procedura semplificata

Se anche tutti auspichiamo che l’emergenza sanitaria rientri ben prima dei sei mesi indicati, questo lasso di tempo può rappresentare anche un’opportunità per sperimentare le modalità di lavoro agile che potrebbero poi eventualmente diventare permanenti, una volta constatati i vantaggi non solo per il lavorare e il datore di lavoro, ma anche per l’ambiente.

Possono ricorrere allo smart working tutte le imprese italiane, non solo quindi quelle rientranti nelle zone maggiormente attenzionate per motivi sanitari. L’attivazione del rapporto di lavoro agile in virtù del DPCM del 1° marzo può dunque avvenire ricorrendo a una procedura semplificata che non deve più obbligatoriamente passare dalla sottoscrizione di accordi individuali con ogni singolo collaboratore.

Gli obblighi di informativa sulla salute e sicurezza nel lavoro agile nei confronti dei lavoratori e dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS) sono assolti in via telematica, anche ricorrendo alla documentazione presente sul sito INAIL.

Circolare n.1 2020 sullo Smart Working nella PA

Per gli enti pubblici la Circolare n.1 del 2020 emanata il 4 marzo dal Ministero per la Pubblica Amministrazione prevede misure incentivanti per il ricorso a modalità flessibili di svolgimento della prestazione lavorativa.

In particolare, il documento fornisce alcuni chiarimenti sulle modalità di implementazione delle misure normative e sugli strumenti, anche informatici, a cui le Pubbliche Amministrazioni possono ricorrere per incentivare il ricorso a modalità più adeguate e flessibili di svolgimento della prestazione lavorativa.

Nella circolare le Amministrazioni sono invitate a comunicare al Dipartimento della Funzione Pubblica le misure adottate entro il termine di sei mesi.
Il monitoraggio da parte del Dipartimento è finalizzato a verificare gli effetti delle misure normative, anche al fine di eventuali interventi integrativi o modificativi sulla disciplina di riferimento e sulla Direttiva n. 3 del 2017 del Presidente del Consiglio dei Ministri contenente le indicazioni per l’attuazione dello Smart Working nelle PA.

SI.net è disponibile per supportare aziende ed enti pubblici nell’attivazione di modalità di smart working sia dal punto di vista tecnologico che per quanto riguarda le necessità legate alla sicurezza e alla tutela della privacy.


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